Piazza Navona
- piazza
- Prezzo: Gratuito
- Orari di apertura: Sempre aperta
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Storia
Piazza Navona sorge esattamente sopra lo Stadio di Domiziano, un'arena che l'imperatore dedicò intorno all'86 d.C. come primo impianto stabile di Roma per le competizioni atletiche in stile greco, gli agones — un termine che, filtrato da secoli di dialetto, si ritiene abbia dato origine al nome "Navona". Sugli spalti potevano un tempo sedere circa 30.000 spettatori per assistere alle corse a piedi, e la forma ovale allungata dello stadio è ancora oggi esattamente quella della piazza: percorrendone il perimetro si ripercorre la linea delle antiche gradinate, e frammenti della struttura originaria in travertino restano visibili sottoterra, sotto gli edifici che la circondano.
Caduto in disuso lo stadio, l'area venne progressivamente edificata e già nel Medioevo era diventata uno dei principali mercati di Roma, ruolo che mantenne per secoli. La trasformazione nella grande piazza barocca che vediamo oggi si deve a papa Innocenzo X Pamphilj, a metà del Seicento, quando il palazzo di famiglia e la chiesa di Sant'Agnese in Agone sorsero lungo un lato della piazza e Bernini fu incaricato di progettarne la fontana centrale, segnando il passaggio definitivo di Piazza Navona da antico impianto sportivo a uno dei palcoscenici pubblici più scenografici della città.
Lo sapevi che...
Al centro della piazza, la Fontana dei Quattro Fiumi di Bernini, inaugurata nel 1651, personifica i quattro grandi fiumi dei continenti conosciuti dall'Europa del Seicento: il Nilo per l'Africa, il Gange per l'Asia, il Danubio per l'Europa e il Río de la Plata per le Americhe. Ogni divinità fluviale è accompagnata da piante e animali del proprio continente, e tutte sostengono un obelisco egizio che Bernini fece trasportare in piazza da un altro sito. Le guide amano far notare che il Nilo ha il capo velato e che il Río de la Plata solleva un braccio come per proteggersi, raccontando che si tratterebbe di una frecciata di Bernini contro il rivale Francesco Borromini, autore della facciata di Sant'Agnese in Agone che fronteggia la fontana — quasi le statue si coprissero gli occhi davanti alla chiesa, o si difendessero da un suo possibile crollo. È una bella storia, ma non regge alla cronologia: la fontana fu completata nel 1651, mentre i lavori sulla facciata del Borromini iniziarono solo l'anno successivo, quindi le statue non possono essere state scolpite pensando a un edificio che ancora non esisteva. Gli storici leggono quei gesti come semplici trovate compositive: il velo sul capo indica che la sorgente del Nilo era ancora sconosciuta, mentre il braccio alzato aggiunge dinamismo alla posa.
Per circa due secoli, dal 1652 fino a quando la pratica fu vietata per motivi igienici a metà Ottocento, i romani allagavano la piazza stessa ogni estate. Nei fine settimana estivi gli scarichi delle fontane venivano chiusi e il fondo della piazza, allora leggermente concavo — cosa che oggi non è più — si riempiva d'acqua, dando vita al cosiddetto "Lago di Piazza Navona". I nobili vi passavano in carrozza per rinfrescarsi, mentre i romani comuni si bagnavano e schizzavano nel lago improvvisato: un rito amato, ormai scomparso, dell'estate romana.
Utile sapere
Piazza Navona è gratuita e sempre accessibile, quindi merita una visita praticamente a qualsiasi ora: la mattina presto per fotografare le fontane senza folla, la sera per vivere l'atmosfera di artisti di strada, ritrattisti e musicisti che si sistemano lungo tutta la piazza. È una delle piazze più frequentate di Roma, quindi dalla tarda mattinata al pomeriggio è spesso affollata di turisti e gruppi organizzati; per goderla senza folla, meglio puntare sulle prime ore del mattino o sul tardo pomeriggio.
I bar e i ristoranti con i tavoli direttamente sulla piazza fanno pagare a caro prezzo la vista, e la qualità del cibo raramente è all'altezza del conto. Bastano due o tre minuti a piedi verso le vie laterali per trovare pasti migliori e più onesti nel prezzo: meglio riservare la piazza stessa a un caffè, un gelato, o semplicemente a sedersi sui gradini per godersi la scena.