Foro Romano
- ruins
- Prezzo: €16 - €22 (biglietto unico con Colosseo e Palatino)
- Orari di apertura: 08:30 - 19:00
Storia
Molto prima di diventare il cuore cerimoniale di Roma, la valle tra il Palatino e il Campidoglio era una bassura paludosa, soggetta ad allagamenti e usata come area di sepoltura dai piccoli insediamenti dell'età del Ferro che in seguito si sarebbero fusi nella città. La tradizione romana attribuisce ai re etruschi del VI secolo a.C. il merito di averla bonificata, incanalando le acque nella Cloaca Massima, una fogna coperta il cui percorso è in parte ancora rintracciabile oggi, trasformando la palude in terreno solido ed edificabile. Su quel suolo bonificato crebbe il cuore politico, religioso ed economico del mondo romano, ancorato a edifici i cui nomi risuonano ancora nelle lingue moderne: la Curia Iulia, dove si riuniva il Senato; i Rostri, la tribuna da cui i magistrati parlavano alla folla; e il Tempio di Saturno, che per secoli fece anche da tesoreria dello Stato.
Per oltre mille anni, imperatore dopo imperatore, il Foro si arricchì di archi, basiliche e templi, sovrapponendo monumento a monumento. Dopo la caduta dell'Impero d'Occidente, il sito si svuotò lentamente: pietre e marmi furono sottratti per altre costruzioni, il vicino Tevere lo allagò più volte, e secoli di sedimenti e detriti seppellirono gradualmente ogni cosa, lasciando visibili solo le punte di poche colonne. Nel Medioevo era diventato, letteralmente, un pascolo, noto ai romani come Campo Vaccino, e rimase tale finché gli archeologi non avviarono scavi sistematici agli inizi dell'Ottocento. Quel lavoro proseguì, non senza polemiche, negli anni Trenta del Novecento sotto il fascismo, quando fu tracciata una nuova strada, Via dei Fori Imperiali, che tagliò in due parte degli adiacenti Fori Imperiali per collegare il Colosseo a Piazza Venezia.
Lo sapevi?
I Rostri, la tribuna da cui Cicerone e altri celebri oratori si rivolgevano alla folla, devono il loro nome ai rostri di bronzo — i rostra latini, cioè i speroni delle navi — montati sulla facciata della tribuna dopo la vittoria navale romana su Anzio nel 338 a.C.: trofei di guerra esposti pubblicamente. La parola è arrivata fino a noi, sopravvivendo in "rostro" e nel termine "rostrum" usato in altre lingue per indicare un podio.
Per circa tre secoli — da un momento imprecisato dell'alto Medioevo fino all'arrivo degli archeologi ottocenteschi con le loro vanghe — uno dei siti più importanti del mondo antico era, di fatto, semplicemente un campo. I contadini locali vi facevano pascolare il bestiame sopra le rovine sepolte della Curia e dei templi imperiali, con a malapena una pietra visibile sopra l'erba a suggerire cosa si nascondesse sotto.
Utile sapere
L'ingresso al Foro Romano è incluso nel biglietto combinato con Colosseo e Palatino, valido 24 ore su tutti e tre i siti, quindi conviene considerarli come un'unica lunga visita piuttosto che tre uscite separate. Si consiglia vivamente di prenotare online in anticipo, soprattutto in alta stagione, quando le code alle biglietterie possono essere lunghe.
Il Foro è sostanzialmente un sito archeologico all'aperto con pochissima ombra, quindi porta con te acqua e protezione solare, soprattutto d'estate, e indossa scarpe comode e basse: la pavimentazione antica è irregolare e può risultare scivolosa. Metti in conto almeno un'ora e mezza, idealmente vicino alle due, per percorrere il sito con calma dall'Arco di Tito verso il Campidoglio.